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Più grande, e più nobile trà l'Isole dell'Arcipelago fà pompa l'Isola d'Egriponte, ò più comunemente Negroponte, e dalli Turchi Egribos, li latini la chiamano , ò dalla figliuola d'Aspo, ò dal ricovero, che quivi hebbe il figliuolo d'Inaco, quale partorì Epafo, che poscia fù convertita in Vacca; perciò dal suo boato li Poeti la chiamorno Euboea; questa, che vanta il bel nome di Regno hebbe varie le denominazioni ancora ne tempi andati, fù detta Macris dal Canale ch'in greco con questo nome s'appella; Abantias dagli Popoli Abantidi Calcis e Chalcodantis, e Afopis secondo Plinio, e al riferire di Strabone Oche, e Ellopia fù nominata da Ellope figliuolo di Giove; riportano molti che fosse tal'Isola unita alla Beotia, poscia separata da terremoti, e second'altri dal rapido corso dell'onda, che formano uno stesso Canale detto Euripo; 365 miglia circonda tutta l'Isola, che nella lunghezza da Scirocco a Maestro 90 miglia; nella larghezza 40 s'estende, non restringendosi meno, che 20 nel sito più angusto, dove col beneficio d'un ponte alla Terra ferma s'unisce: la recingono due Promontori, uno detto Capo Lithar, l'altro Capo dell'Oro; il primo,ch'è in prospetto del Golfo di Volo è da Tolomeo, e da Strabone detto Cenoeum Promontorium; da Plinio con sola differenza di lettere Coeneum; da Nigro Canaia, a cui era vicina la costa d'Artemisia, così chiamata dal Tempio, ivi eretto con lo stesso nome d'Artemisia; nel quale li Greci tennero l'Armata navale nella Guerra con Xerse; il secondo, che riguarda la parte Orientale dell'Arcipelago, dicesi dà Tolomeo Caphareum Promontorium; da Sosiano Chymium; da Nigro Capo Figera; da Stefano Cathereus; da Lycophron Zarax; da Ifacius Xylophagos; nell'eminenza di questi per indicare sicuro il porto all'armata de Greci retroceduta dalla guerra di Troia, accese Nauplio dominator di quel Regno gran fuoco; fuoco che sommerse nell'acque què miseri, vendicando nelle sue fiamme le ceneri di Palamede; la nobilitavano ne tempi andati molte Città, tra quali Ellopia, Histicea, e Oracus Cittadi, che per esser errette in poca distanza, si ridussero in una. La Città Metropoli dell'Isola di Negroponte, che prima fù Episcopale sotto l'Arcivescovo d'Atene, poi Archiepiscopale, chiamòsi Calcide dalla lingua Ateniese, questa, che fu poscia col nome del Regno appellata, e posta nel piano alle rive dell'Euripo; due miglia in circa recingono le di lei mura, non ostante però s'osservano più alloggiamenti, e Gente ne Borghi dove solo sono Christiani, che nella Città abitata tanto da Turchi, e Giudei, nella quale sono due Moschee, e due altre fuori, dove pure li Padri Gesuiti possedono una casa per ammaestrare la Gioventù, numerandosi quivi incirca quindeci mille Abitanti. Gran fossa disgionge da Borghi la Città, à cui com'à tutta l'Isola, ad'una parte della Beotia comanda un Capitan Bacha, e in sua absenza un Luogotenente detto Kiaia, ò Suskiaia; v'è anco un Bey con qualche assegnamento; mà con l'obbligo di mantenere una Galera. Dove l'Euripo maggiormente si restringe, s'unisce la città a terra ferma per mezzo d'un ponte di pietra di cinque picciol'archi, che non sono che trenta passi lunghi, quali conducono ad'una Torre fabricata da Veneti a mezzo il canale, dove sopra la porta è ancor'intagliato un San Marco; altra Torre è alla porta della Città dove pur venti passi lungo v'è un altro ponte; ma levatore per dar transito alle Galee; conservasi ancora la Città Episcopale di Caristo, gia detta Chironia, chiamata da Strabone Caristus, e Caristos; da Sosiano Castel Rosso; da Francesi Chasteaus roux, sotto l'Arcivescovo di Calcide, da cui è sessanta miglia distante, e è appresso il Promontorio Casareo. Eretria pur Città Episcopale, che da Moletio si chiama Rocho; fù a suoi tempi non men famosa, che Calcide, altre volte Colonia degl'Ateniesi inalzata su le sponde dell'Euripe innanti la prima rovina di Troia, perche non rimangono infine, che totalmente distrutti que' corpi, che si malignano dal proprio sangue, doverono l'un, l'altra di queste Città da propri Abitanti tradite rimaner all'ultimo dissipate, poscia che dopo fatto saccheggio, incendiole l'Armata di Dario, sforzatele come prima ad'arrichir colle perdite, cosi poscia ad illustrar con i furori l'inimico Persiano. L'Isola è tutta sassosa, mà sotto Terra alquanto ha perfetto il terreno; tien'essa molte Foreste per fare li Bastimenti. Vicino a Caristo ritrovasi un monte col nome medemo, da cui si trae bellissimo marmo, in vicinanza del qual' è la pietra Amianto, che fà un filo, come il lino, che gettato sul fuoco s'imbianchisse, e serve per formar tele. Nel Territorio di Calcide v'erano le miniere del Rame, e di Ferro, al presente perdute; produce l'Isola assaissimi Cottoni, sufficienti per provedere di Vele numerosa Armata; vi sono molti bagni d'acqua calda; due fiumi Fimileo, e il Cereo l'ingrandiscono, come vogliono i Poeti, fà nascere l'uno la lana nera, l'altro bianca alle Pecore, che bevono l'acque loro. E così l'Isola nel tutto abbondante, che consigliò Pio V. molti Capitani ad'incominciar a combatter il Turco in questo Regno sufficiente al mantenimento d'un Esercito intero, avendo anco per altro buoni Porti alla parte del continente, al di fuori però non v'è luogo da potersi salvare. Alla parte di Scirocco vi sono molti luoghi, il maggiore de quali è detto Spiritus. Nel Dogato di Pietro Ziani fù insignito l'Impero Veneto da si fioritissimo Regno per la concessione, che libera fece l'Imperadore di Costantinopoli in ricompensa de beneficij dalla Republica ricevuti; nel che fù Pietro Barbo detto il Zanco mandato bailo. L'aggredì nel 1469 circa il mese di Giugno armata Turca ascendente a 300 vele, nel che i Difensori costrinsero il Nemico à retroceder alle Galee, impeditoli il campeggiar sul Territorio, al cui effetto sù l'Euripo eretto haveasi un ponte. Nel fine del mese con 12000 Soldati comparve Meemet, al di cui arrivo fabricosi nuovo ponte; che dalla Chiesa di San Marco sopra il canale s'estese un miglio in circa distante dalla Città; per questa strada s'aperse l'addito all'espugnazione di Negroponte debole, si per le fortificazioni della Città, perche fatte all'uso di que' tempi, si perche i Cittadini habili all'armi con quelli della Guarnigione non eccedevano il numero di ventiquattro mille. Disposte in più luogi molte artiglierie battevano incessantemente le mura assediate, difese sotto il comando di Giovanni Bondulmiere, di Lodovico Calbo, e di Paolo Erizzo, che quantunque terminato l'impiego di Bailo, diferì per tal effetto la sua partenza; quattro furono gli assalti generali dati alla Piazza, ne quali perirono quaranta mille Turchi; per lo spazio d'un mese la combattè l'Ottomano per mare, e per terra, procurando anco la di lei perdita col tradimento scoperto da innocente fanciulla, in una lettera da lei ritrovata, in cui confessava il Nemico di prescriver il modo à Tomaso Schiavo, di render in ceppi quel Regno alla potenza Ottomana, perloche fù in publica Piazza da Luigi Delfino, il traditore trucidato, costretto nelle moltiplicate ferite à publicar con più bocche le di lui infamie. Più sempre in tanto s'angustiavano gl'assediati per soccorrerli con quatuordeci legni, e due Galee s'avanzò il General Canale à fronte dell'Armata Turchesca; mà alla di lei presenza docè arrestar il soccorso; onde languenti non che per le ferite, che per la fame abbandonoro i posti nell'hora seconda del giorno delli 12 Luglio 1469 quelli, che diffendevano la Porta Bureliana. Osservata da Nemici sfornita la mura, penetrorno per quella parte nel cuore della Città; il Calbo restò ucciso nella Piazza, e in casa il Bondulmiero; e Paolo Erizzo, che ritirato in luogo forte, bravamente si diffendeva: promessagli dal Sultano salva la vita con tal condizione si rese; mà non riserbatali la fede, fù da una sega bipartito. Ad'Anna sua figlia giovane di bell'aspetto perche non volle denigrar il candore della propria virginitade, fu dalle mani dell'empio Meemet con sabla recisa la Testa, rimanendo cosi imporporata nel proprio sangue, che seppe nell'hostil minaccie rappresentare trionfi; non si perdonava in tanto la Vita à chi l'anno vigesimo sorpassava percomando dell'empio Tiranno, che dopo effetti si barbari, lasciato nella vinta Città non ordinario presidio, fece partenza. |