DOPO AUSCHWITZ: LA RIFLESSIONE DEI FILOSOFI

UNITA' DIDATTICA a cura di STEFANO ZAMPIERI

                                             

Sartre

Nell'immediato dopoguerra il filosofo Jean-Paul Sartre tentò attraverso una sottile analisi psicologica, di comprendere le ragioni e le dinamiche dell'antisemitismo. Le sue conclusioni sono ancor oggi ricche di saggezza. Egli osservò innanzi tutto che fra le motivazioni interiori dell'antisemita vi è certamente la necessità del cittadino piccolo borghese di indicare qualcuno di inferiore a lui per potersi così convincere d'una propria aristocrazia di nascita. Allora l'antisemita interpreta il mondo in forma manichea, cioè come se fosse un'eterna lotta tra Bene e Male, e localizza tutto il male del mondo nell'ebreo:

Documento: Jean-Paul Sartre, L'antisemitismo, tr. I. Weiss, Milano, Mondadori 1990, tit. or.: Réflexions sur la question iuive, Paris, 1954 (1a ed. 1946)

"Per causa sua il Male accade sulla terra, tutto ciò che c'è di male nella società (crisi, guerre, carestie, rivolgimenti e rivolte) gli è direttamente o indirettamente imputabile. L'antisemita ha paura di scoprire che il mondo è fatto male: perché allora bisognerebbe inventare, modificare e l'uomo si ritroverebbe padrone dei propri destini, provvisto di una responsabilità angosciosa e infinita. Perciò localizza nell'ebreo tutto il male dell'universo. Se le nazioni si fanno guerra ciò non deriva dal fatto che l'idea di nazionalità, nella sua forma presente, implica quella dell'imperialismo e del conflitto di interessi. No, è l'ebreo che sta lì, dietro ai governi, e soffia la discordia. Se c'è una lotta di classe, ciò non si deve al fatto che l'organizzazione economica lascia a desiderare: sono i caporioni ebrei, gli agitatori dal naso adunco che traviano gli operai. Così l'antisemitismo è originariamente un manicheismo; spiega il corso del mondo con la lotta del principio del Bene contro il principio del Male. Tra questi due principi non è concepibile nessun accordo: bisogna che uno dei due trionfi e che l'altro sia annientato.[...]

[A questo punto risulta possibile tracciare un profilo dell'antisemita:] Questo tipo siamo ora in grado di comprenderlo. E' un uomo che ha paura. Non degli ebrei, certamente: ma di se stesso, della sua coscienza, della sua libertà, dei suoi istinti, delle sue responsabilità, della solitudine, del cambiamento della società e del mondo; di tutto meno che degli ebrei. E' un codardo che non vuol confessarsi la sua viltà; un assassino che rimuove e censura la sua tendenza al delitto senza poterla frenare e che pertanto non osa uccidere altro che in effigie o nascosto dall'anonimato d'una folla; uno scontento che non osa rivoltarsi per paura delle conseguenze della sua rivolta. Aderendo all'antisemitismo, non adotta semplicemente un'opinione, ma si sceglie come persona. Sceglie la permanenza e l'impenetrabilità della pietra, l'irresponsabilità totale del guerriero che obbedisce ai suoi capi, ed egli non ha un capo. Sceglie di non acquistare niente, di non meritare niente, ma che tutto gli sia dovuto per nascita - e non è nobile. Sceglie infine che il Bene sia bell'e fatto, fuori discussione, intoccabile: non osa guardarlo per timore d'essere indotto a contestarlo e a cercarne un altro. L'ebreo è qui solo un pretesto: altrove ci si servirà del negro, o del giallo. La sua esistenza permette semplicemente all'antisemita di soffocare sul nascere ogni angoscia persuadendosi che il suo posto è stato da sempre segnato nel mondo, che lo attende e che egli ha, per tradizione, il diritto d'occuparlo. L'antisemitismo, in una parola, è la paura di fronte alla condizione umana. L'antisemita è l'uomo che vuole essere roccia spietata, un torrente furioso, fulmine devastatore: tutto fuorché un uomo. [...]

[D'altra parte Sartre non è meno tenero con il "democratico", avversario dell'antisemitismo nel nome di una astratta idea di uomo universale, al di là di ogni differenza e di ogni tempo. Il democratico dunque per salvare l'uomo che è nell'ebreo finisce per chiedergli di rinunciare alla sua stessa identità ebraica, ponendosi così sullo stesso piano dell'antisemita. In realtà, secondo Sartre, bisogna partire dalla considerazione per cui non è il carattere ebraico a produrre l'antisemitismo, ma anzi, "è l'antisemita a creare l'ebreo", nel senso che è l'atteggiamento di esclusione e di oppressione di una società che produce la cristallizzazione dei gruppi interni ad essa, che impedisce una libera convivenza rispettosa delle diversità.]

Ciò che proponiamo qui è un liberalismo concreto. Intendo con ciò che tutte le persone che collaborano col loro lavoro alla grandezza di un paese hanno pieni diritti di cittadinanza in questo paese. Ciò che dà loro questo diritto non è il possesso di una problematica ed astratta "natura umana", ma la loro partecipazione attiva alla vita della società. Ciò significa dunque che gli ebrei, come gli arabi o i neri, dal momento che sono associati all'impresa nazionale hanno il diritto di interloquire sul suo funzionamento; sono cittadini. Ma hanno questi diritti a titolo di ebrei, neri o arabi, cioè come persone concrete."


COMPRENSIONE DEL BRANO

1. Perché, secondo la ricostruzione psicologica di Sartre, l'antisemita attribuisce all'ebreo tutto il Male del mondo?
o Perché questo lo libera dalla responsabilità di affrontare egli stesso quanto di negativo vi è nell'esistenza
o Perché l'ebreo è responsabile dei conflitti fra le nazioni e della lotta di classe
o Perché il Male del mondo dipende dall'imperialismo e dal conflitto di classe

2. Come si può risolvere, sulla base della visione manichea della società, il conflitto tra l'Ebreo e l'antisemita?
o Attraverso la rinuncia da parte dell'ebreo delle sue assurde convinzioni
o Attraverso l'annientamento dell'ebreo
o Attraverso una pacificazione nazionale

3. L'antisemita, secondo Sartre è
o un uomo che ha paura degli ebrei
o un uomo che ha paura del caos prodotto dagli ebrei nella società
o un uomo che ha paura di se stesso, della sua libertà e della sua responsabilità

4. Cosa propone invece Sartre?
o l'integrazione e l'adeguamento dell'ebreo alle norme della società
o la partecipazione di tutti alla società, senza che alcuno debba rinunciare alle proprie caratteristiche
o l'annullamento delle diversità razziali all'interno della società

5. Sartre contrappone
o un'idea di persona concreta all'ideale astratto di una generica natura umana
o un'idea astratta dell'individuo alla persona concreta
o l'idea dell'ebreo a quella dell'antisemita

Adorno

Il filosofo tedesco Theodor W. Adorno ha sviluppato ripetutamente il tema dell'antisemitismo, facendone una categoria essenziale del pensiero carica di riflessi e di conseguenze rispetto allo sviluppo della civiltà ed alla condizione dell'uomo contemporaneo. Già nel suo studio più celebre, La dialettica dell'Illuminismo (scritto insieme con M. Horkeimer, pubblicato nel 1947), Adorno interpretava l'antisemitismo moderno come una forma di risentimento dell'uomo occidentale per tutte le rinunce imposte dalla civiltà e dallo sviluppo economico capitalistico; l'ebreo, in questo senso, in quanto emblema del processo di liberazione che si sviluppa dall'illuminismo in poi, e come elemento essenziale dello sviluppo economico europeo, diventa il capro espiatorio per tutti gli elementi negativi di quello stesso sviluppo: la riduzione della personalità individuale, la massificazione della società, le contraddizioni del sistema economico.

Allo stesso modo nel vasto studio che subito dopo la seconda guerra mondiale dedicò alla Personalità autoritaria (T. W. Adorno e altri La personalità autoritaria, tr. V. Gilardoni Jones, Milano, Edizioni di Comunità, 1973, tit. or.: The authoritarian personality, 1950 by The American Jewish Committee. Ricerca sviluppata tra il 1944 e il 1949 e pubblicata nel 1950) egli espresse una tesi di fondo secondo la quale l'antisemitismo sarebbe strettamente dipendente da una situazione di sottomissione all'autorità, che si sfogherebbe a sua volta in un atteggiamento autoritario verso chi ha minor potere, l'ebreo, e da una "ideologia etnocentrica", che punta alla esclusione dell'altro, del diverso, dello straniero, dell'estraneo.

Il brano che proponiamo, tuttavia, suggerisce una ulteriore, particolare e non evidente connessione, tra l'atteggiamento psicologico dell'antisemitismo e alcune forme di comunicazione di massa. È un aspetto che, forse, dovrebbe oggi attirare la nostra attenzione, perché ci impone di non trascurare e non sottovalutare atteggiamenti e modalità quotidiane che nella loro apparente innocuità, contengono un germe distruttivo.

Da un lato, dunque, egli indica bene il fatto che l'elaborazione del passato, ovvero il suo superamento, nel presente e nel futuro sviluppo della società, non può, tuttavia significare una sua totale cancellazione, perché gli eventi che hanno determinato l'Olocausto e i totalitarismo sono, almeno in termini di possibilità, ancora presenti fra noi, che siamo dunque chiamati ad una continua vigilanza. È fondamentale, allora, per Adorno, comprendere che l'antisemitismo è legato ad una condizione socio-psicologica profonda dell'individuo occidentale, afflitto da una grave incapacità di affrontare il mondo, la cui organizzazione economica implica il sacrificio della soggettività autonoma, dell'individualità consapevole e cosciente a favore di valori superificiali ed esteriori e dinamiche di massa nelle quali tutti sono coinvolti ma nessuno si sente responsabile.

In questo senso Adorno può affermare lo stretto legame tra il pregiudizio antisemita e la struttura caratteriale autoritaria, che dipendeva un tempo da forme educative molto repressive ed oggi è piuttosto l'effetto di una fondamentale "freddezza" e "assenza di rapporti" che i bambini vivono nella loro prima infanzia. L'antisemitismo, così, tende ad amplificare mostruosamente istinti e inclinazioni soggettive inconscie, anziché ridurle alla critica della coscienza, e in ciò è assimilabile alla superstizione e all'astrologia, ma soprattutto alla pubblicità, poiché i meccanismi strutturali psicologici sono gli stessi.

Seguiamo le argomentazioni di Adorno, che si riferisce inizialmente al periodo di sviluppo dell'antisemitismo nella Germania nazista:

Documento: T. W. Adorno, Contro l'antisemitismo, Roma, Manifestolibri, 1994, a cura di S. Petrucciani, tr. F. Filice, pp. 41-42

"I gruppi antisemiti provenivano in larga misura da strati sociali esprimenti un duplice rifiuto: da un lato contro il socialismo, dall'altro contro ciò che ai loro occhi era clericalismo. Essi abbinavano una certa resistenza con-tro poteri convenzional-conservatori a quella contro il movimento operaio. In Austria questo aspetto era particolarmente sviluppato: chi non era cristia-no-sociale o socialdemocratico, tendeva automaticamente al popolarismo tedesco e quindi all'antisemitismo. Io ritengo che questa mentalità continui a esistere ancora oggi. Le strutture fondamentali dei raggruppamenti politici hanno una curiosa longevità che evidentemente travalica le immani tragedie che abbiamo già vissuto. Di conseguenza gli argomenti di tipo religioso si trovano facilmente in svantaggio ideologico rispetto a persone che vivono comunque in una sfera che non si lascia avvicinare da quella religiosa e che di essa fiuta soltanto la fittizia pretesa di dominio oltramontano. Anche i gruppi religiosi (...) dovrebbero cercare di combattere l'antisemitismo sul suo stesso terreno; da un lato, quindi, contribuire a impedire il costituirsi di strutture caratteriali antisemite, dall'altro riallacciarsi, là dove queste già esistono, a ciò che sappiamo del conscio e dell'inconscio degli antisemiti, andando anche oltre, ma non sem-plicemente affermare, o addirittura propagare il loro punto di vista. E ciò mi spinge a soffermarmi sulla posizione da assumere rispetto ai problema della propaganda nel suo complesso. Consentitemi di premettere un po' accentuatamente una tesi: l'antisemitismo è un mezzo di comunicazione di massa nei senso che prende spunto da inconsci istinti, conflitti, inclinazioni, tendenze per rafforzarli e manipolarli anziché rischiararli ed elevarli al livello di coscienza. È un potere completamente antiilluministico e, malgrado il suo naturalismo, si è da sempre collocato in contrasto stridente con l'illuminismo continuamente e ripetutamente biasimato in Germania. Questa struttura è comune alla superstizione, all'astrologia, che cerca anch'essa di potenziare e sfruttare gli istinti inconsci, e a ogni propaganda; fa sempre la stessa cosa. Di conseguenza, ciò che si chiama metodo propa-gandistico parte già in svantaggio rispetto all'antisemitismo. Io considero proprio questo cristallizzarsi razionale di tendenze irrazionali, la loro confer-ma o riproduzione attraverso varie forme di comunicazione di massa, oggi, una delle forze ideologiche più pericolose nella società contemporanea.

In occasione di uno studio contro l'astrologia commerciale nelle rubriche dei giornali, che ho pubblicato qualche tempo fa, un noto psicologo, senza nominarmi esplicitamente, ha polemizzato con me rimproverandomi di sopravalutare queste cose innocue, e sostenendo che sarebbe bello se l'astrologia servisse a convincere gli uomini a essere gentili gli uni con gli altri e un po' più cauti nella guida. Non voglio sopravalutare l'importanza della astrologia, ma vorrei altresì ammonire a non sottovalutarla. La tenden-za a non rischiarare quanto cova nell'inconscio, ma a manipolarlo e porlo al sevizio di interessi particolari è presente anche nel pregiudizio antisemita. Io potrei fornirvi la prova che esiste, fin nei più piccoli particolari, una con-comitanza strutturale tra, mi si conceda il termine, "gli stereotipi astrologici" e gli "stereotipi antisemiti", e che i meccanismi di cui qui si tratta sono nel contempo le costanti della psicologia pubblicitaria. Si potrebbe dire che l'antisemitismo è l'ontologia della reclame."


COMPRENSIONE DEL BRANO

1. A quali gruppi sociali appartenevano, secondo Adorno gli antisemiti tedeschi?
o Ai gruppi cristiano - sociali o socialdemocratici
o Ai gruppi che rifiutavano tanto il socialismo quanto il clericalismo
o Agli strati sociali legati ai poteri convenzional-conservatori

2. L'antisemitismo rappresenta, secondo la tesi di Adorno,
o un mezzo di comunicazione di massa
o le inclinazioni illuministiche della società contemporanea
o il tentativo di elevare a livello di coscienza gli istinti profondi dell'uomo

3. Adorno
o contrappone l'antisemitismo e l'astrologia
o elogia l'astrologia perché sollecita comportamenti più civili nell'uomo
o mette in analogia antisemitismo ed astrologia per indicarne la comune forma mentale

4. Perché Adorno afferma che l'antisemitismo è l'ontologia della reclame?
o Perché hanno una comune natura filosofica
o Perché si tratta di atteggiamenti che hanno in comune il desiderio di portare alla coscienza, alla consapevolezza la realtà delle cose e dei problemi
o Perché si tratta di atteggiamenti che hanno in comune il progetto di manipolare gli istinti inconsci dell'individuo per manipolarlo e porlo al servizio di interessi particolari

Lévinas

Emmanuel Lévinas nato nel 1905 in Lituania, ma trasferitosi poi a Strasburgo e a Parigi dove ha completato i propri studi filosofici, è considerato oggi uno dei maggiori filosofi francesi. Ha dedicato studi approfonditi ed illuminanti alla filosofia di Husserl ed Heidegger, ma soprattutto si è imposto per le sue riflessioni di carattere etico. Nutrito di cultura ebraica, di letteratura russa, di filosofia contemporanea Lévinas elabora una riflessione complessa il cui centro è "il volto" dell'altro, incontrando il quale l'uomo scopre la possibilità di rompere il guscio d'isolamento e di solitudine in cui la nostra cultura tenta di rinchiuderci, e da cui nascono tutti i conflitti e i drammi della storia.

Lévinas, che ha fatto prova egli stesso del campo di concentramento, ha dedicato in modo diretto o indiretto, numerose riflessioni al tema dell'olocausto, ne scegliamo un breve passo particolarmente significativo pur nella sua essenzialità.

Documento: da Emmanuel Lévinas, L'al di là del versetto, a cura di G. Lissa, Napoli, Guida Editori, 1986, pp.279-280

"L'antisemitismo non è né la semplice ostilità provata da una maggioranza nei confronti di una minoranza, né soltanto una xenofobia, né un qualsiasi razzismo, foss'anche la ragione ultima di questi fenomeni da esso derivati. Perché esso è la ripugnanza suscitata dall'ignoto dello psichismo altrui, dal mistero della sua interiorità o, al di là di ogni agglomerazione in un insieme e di ogni organizzazione in un organismo, dalla pura prossimità dell'altro uomo, e cioè dalla socialità stessa. Gli avvenimenti drammatici di questo XX secolo e il nazionalsocialismo che hanno sconvolto il mondo liberale sul quale, bene o male, poggiava - o riposava sugli allori - l'esistenza ebraica, hanno strappato il suo segreto apocalittico all'antisemitismo e hanno lasciato intravedere l'estremo, esigente e pericoloso destino dell'umano da esso per antifrasi , messo a nudo. Ancora oggi l'antisemitismo di destra e di sinistra, anche se si nasconde sotto altri nomi, si pensa attraverso le sequenze che l'hitlerismo ha impresso nei cervelli."

COMPRENSIONE DEL BRANO

1. L'antisemitismo è prima di tutto
o l'ostilità provata da una maggioranza nei confronti di una minoranza
o l'equivalente di xenofobia
o la ripugnanza nei confronti dell'altro uomo
o l'equivalente di razzismo

2. Una responsabilità storica del nazismo è stata
o quella di aver posto il problema dell'antisemitismo
o quella di aver messo a nudo il senso dell'antisemitismo come paura dell'altro
o quella di aver cercato di risolvere il problema dell'ansisemitismo
o quella di aver impedito la soluzione del problema ebraico

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